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IL PRIMO TEST : I RISTORANTI ITALIANI IN BELGIO


Sono oltre 1000 i ristoranti che sostengono di fare cucina italiana in Belgio ( fonte: Website “yellowpages.be”), ma solo per una parte di essi è possibile rinvenire in termini di menù e di prodotti un qualche legame con l’Italia. Più precisamente, da una prima indagine esplorativa condotta attraverso varie guide gastronomiche e con la collaborazione di Ciao Italia Belgio e di ORPI (fonti: Websites: ”resto.be”,”viamichelin.it”, “ciaoitalia.org”; guida ORPI), è emerso che questa caratteristica può essere comune a non più di 100/150 esercizi.
In ogni caso sulla base di un’indagine recentemente condotta da Sociometrica S.p.A e GFK ITALIA s.p.a. su un campione rappresentativo dei consumatori belgi la cucina italiana in Belgio risulta godere di un’immagine invidiabile.
I Belgi dimostrano di conoscere la cucina italiana, frequentano i ristoranti che vi si ispirano, apprezzano le tradizioni gastronomiche e le tipicità che maggiormente connotano l’arte alimentare e gastronomica italiane.
Ma qui comincia ad affiorare qualche problema. Infatti, non sempre, a giudizio degli intervistati, quella che dovrebbe essere cucina italiana si rivela autenticamente tale.
Un belga su tre indica di non essere sicuro che si tratti sempre di reale cucina italiana, quella che come tale viene presentata e che loro si trovano nelle loro città.
La maggior parte degli intervistati vorrebbe che sulle tavole dei ristoranti italiani del Belgio vi fossero effettivamente prodotti italiani, così da preservarne, proprio attraverso l’autenticità, la qualità.

Un altro punto importante è che gli estimatori della cucina italiana vorrebbero che in questi ristoranti vi fossero realmente degli chef di scuola gastronomica italiana e non persone della cui origine e biografia poco o nulla si sappia.
Di qui il problema della difesa e dello sviluppo dell’autenticità della cucina italiana e della difesa dei consumatori, che spesso sono tratti in inganno dal nome italiano del ristorante o da un menù ammiccante alle tradizioni del nostro paese, senza però che questo abbia effettivo riscontro con la qualità degli alimenti e delle pietanze presentate.
L’idea di un marchio di qualità da assegnare ai ristoranti che rispettino un disciplinare che garantisca autenticità e qualità è visto con grande favore dalla popolazione belga, che così potrà avere uno strumento in più per orientare le proprie scelte gastronomiche e della ristorazione.
Ecco, allora, che, dopo aver adattato la Norma Tecnica Generale alla realtà belga (su proposta dello specifico Comitato locale) con decisione del 28.02.2003 da parte del Comitato Generale si è avviato il progetto sperimentale raccogliendo l’adesione volontaria di oltre 50 ristoranti operanti in Belgio di cui 25, attraverso un percorso assistito da Ardi, hanno conseguito il certificato rilasciato da Det Norske Veritas, ente accreditato per la certificazione. Al gruppo belga si sono poi aggiunti alcuni ristoranti italiani del Lussemburgo, di cui cinque hanno conseguito analoga certificazione.
E' bene sottolineare l'enorme sforzo organizzativo richiesto da un simile progetto, per garantire il raccordo tra le Istituzioni promotrici del progetto , Ardi e i ristoratori, verso i quali è stato anche necessario superare una certa diffidenza, dovuta forse a precedenti esperienze ugualmente ambiziose poi naufragate, ma anche a quell'individualismo che spesso caratterizza le piccole e medie imprese, solitamente diffidenti verso l'associazionismo e la condivisione di progetti di categoria.
Tutte queste difficoltà sono però state superate brillantemente e oggi possiamo dire che nei ristoranti certificati c’è un a consapevolezza in più : l’appartenenza a un network riconosciuto, per una nuova sfida verso l’eccellenza.

Tutto questo renderà più agevole l’implementazione dei prossimi step del progetto a regime :
• formazione (per gli addetti dei ristoranti italiani all’estero con stages in Italia);
• virtual market place (Ristomarket) per la valorizzazione, la promozione e la vendita dei prodotti agroalimentari italiani ai ristoranti, ai distributori e ai consumatori all’estero ( B2B e B2C)
• osservatorio permanente sulla cucina italiana (infopoint, scambi interprofessionali, aggiornamenti, studi e ricerche sulle abitudini alimentari e sugli stili di vita).
Da questa iniziativa i ristoratori si aspettano soprattutto riconoscimenti dal mercato, soggetto alla fine decisivo per decretare il successo dell'iniziativa. Le istituzioni italiane e tutta la filiera agroalimentare contano a loro volta di trovare nei ristoratori soggetti ricettivi di questo grande sforzo organizzativo , che vogliano essere “protagonisti” di un grande progetto di promozione del “made in Italy”.
Infine, il consumatore potrà aspettarsi un arricchimento dell'offerta gastronomica, ma anche la conoscenza di valori, della tradizione, della cultura e degli usi di un pezzo d'Europa.