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Conclusa la sperimentazione, ieri la consegna dei certificati
a Bruxelles.
Sono stati presentati ieri a Bruxelles i primi trenta ristoranti
certificati con il "marchio di qualità
della ristorazione italiana nel mondo" dal Ministro
delle Politiche Agricole Gianni Alemanno, il Vice Ministro
delle Attività Produttive Adolfo Urso e dal
Presidente di Confcommercio e ARDI-Fipe Sergio Billè,
alla presenza di tutti i ministri dell'Agricoltura dell'Unione
europea e dell'ambasciatore italiano in Belgio.
I 30 ristoranti - che con la certificazione hanno
concluso la fase-pilota del progetto, che ha interessato Belgio
(25) e Lussemburgo (5) - formano il primo vero
circuito gastronomico internazionale di marca italiana attraverso
il quale valorizzare non solo le caratteristiche della cucina
italiana (fortemente legata al prodotto agro-alimentare, nelle
sue articolazioni regionali e locali, apprezzata per il suo
equilibrio dietetico e la semplicità di preparazione),
ma anche, attraverso prodotti, ricette e atmosfere,
quel modo di vivere tipicamente italiano che è
ormai assunto a simbolo di un patrimonio culturale. In questo
circuito il consumatore potrà trovare prodotti, ricette
e stile italiani.
Nell'ambito della presentazione inoltre sono stati consegnati
i risultati di una indagine commissionata dall'ARDI-Fipe (Associazione
Internazionale Ristoranti d'Italia) a Sociometrica e GFK ITALIA
su un campione rappresentativo dei consumatori belgi, riguardo
la loro percezione della cucina italiana, che in Belgio risulta
godere di unimmagine invidiabile: i Belgi dimostrano
di conoscere la cucina italiana, frequentano i ristoranti
che vi si ispirano (87% c'è stato almeno una volta)
e apprezzano le tradizioni gastronomiche e le tipicità.
Un belga su tre, però, non è sicuro che si
tratti sempre di reale cucina italiana quella che come tale
viene presentata e solo il 29% afferma che i ristoranti belgi
presentano effettivamente una vera cucina italiana, mentre
il 67% degli intervistati vorrebbe che sulle tavole dei ristoranti
italiani del Belgio vi fossero effettivamente prodotti italiani
e che in questi ristoranti vi fossero realmente degli chef
di scuola gastronomica italiana.
Lidea di un marchio di qualità da assegnare
ai ristoranti che rispettino un disciplinare che garantisca
autenticità e qualità è visto con grande
favore dalla popolazione belga, che così potrà
avere uno strumento in più per orientare le proprie
scelte gastronomiche e della ristorazione.
Grande entusiasmo hanno mostrato verso il progetto i ministri
dell'Agricoltura dei Quindici, per il valore di "modello"
che questa esperienza italiana ha assunto, replicabile in
qualsiasi altro Paese dove esistono le condizioni culturali,
storiche e di prodotto per fare dellidentità
un sistema vincente e apprezzato dal mercato.
Insomma, nellalimentazione non cè globalizzazione
che tenga: il consumatore non rinnega tanto facilmente le
proprie tradizioni alimentari per il valore simbolico e immateriale
che gli attribuisce. Su questo piano, alimentazione e gastronomia
sono elementi fondamentali per lindividuazione e il
mantenimento dellidentità storica di un popolo.
LEuropa, che sta cercando nelle tante diversità
una propria identità, ha quindi bisogno del ristorante
italiano, come di quello greco, tedesco, francese ecc. che
utilizzino prodotti di qualità, in un regime di elevata
sicurezza alimentare e con la necessaria trasparenza/riconoscibilità
che solo una certificazione può garantire. Altri importanti
valori da poter spendere sono la valorizzazione
delle produzioni agricole di qualità di un Paese dEuropa,
attraverso le ricette della tradizione, la storia e la cultura
e una risposta ragionevole e politicamente corretta alle istanze
antiglobalizzazione attraverso lo sviluppo dellidentità
di un popolo.
Durante il suo intervento, il Presidente Sergio Billè
ha evidenziato come ''per la prima volta si mette in campo
un'arma che ci può fare vincere nella competizione
mondiale''. Un'arma per battere ogni forma di concorrenza
sleale e di contraffazione: questo e' il marchio di qualita'
della ristorazione italiana nel mondo. Billè ha infatti
definito la certificazione un ''riconoscimento ufficiale che
accredita non il nome italiano di un ristorante all'estero,
ma tutto quello che vi e' dietro, ricette, prodotto e stile
di vita'', tutti aspetti che, considerando la ''concorrenza
sempre piu' agguerrita della Cina, cui pure il ministro dell'economia
Giulio Tremonti ha fatto riferimento", diventano fondamentali,
perché ''i Cinesi possono copiare un prodotto, ma non
la cultura italiana gastronomica e neppure il nostro stile
di vita''. E' questo un dato di fatto - ha detto ancora Billè
- "sul quale l'Italia dovrebbe riflettere di piu' per
ottenere anche dal punto di vista dell'export risultati più
soddisfacenti''.
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documento e indagine consegnati
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