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Bruxelles 22 luglio 2003
IL MADE IN ITALY HA I SUOI PRIMI RISTORANTI CERTIFICATI IN BELGIO E LUSSEMBURGO


Conclusa la sperimentazione, ieri la consegna dei certificati a Bruxelles.

Sono stati presentati ieri a Bruxelles i primi trenta ristoranti certificati con il "marchio di qualità della ristorazione italiana nel mondo" dal Ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno, il Vice Ministro delle Attività Produttive Adolfo Urso e dal Presidente di Confcommercio e ARDI-Fipe Sergio Billè, alla presenza di tutti i ministri dell'Agricoltura dell'Unione europea e dell'ambasciatore italiano in Belgio.

I 30 ristoranti - che con la certificazione hanno concluso la fase-pilota del progetto, che ha interessato Belgio (25) e Lussemburgo (5) - formano il primo vero circuito gastronomico internazionale di marca italiana attraverso il quale valorizzare non solo le caratteristiche della cucina italiana (fortemente legata al prodotto agro-alimentare, nelle sue articolazioni regionali e locali, apprezzata per il suo equilibrio dietetico e la semplicità di preparazione), ma anche, attraverso prodotti, ricette e “atmosfere”, quel “modo di vivere” tipicamente italiano che è ormai assunto a simbolo di un patrimonio culturale. In questo circuito il consumatore potrà trovare prodotti, ricette e stile italiani.

Nell'ambito della presentazione inoltre sono stati consegnati i risultati di una indagine commissionata dall'ARDI-Fipe (Associazione Internazionale Ristoranti d'Italia) a Sociometrica e GFK ITALIA su un campione rappresentativo dei consumatori belgi, riguardo la loro percezione della cucina italiana, che in Belgio risulta godere di un’immagine invidiabile: i Belgi dimostrano di conoscere la cucina italiana, frequentano i ristoranti che vi si ispirano (87% c'è stato almeno una volta) e apprezzano le tradizioni gastronomiche e le tipicità.

Un belga su tre, però, non è sicuro che si tratti sempre di reale cucina italiana quella che come tale viene presentata e solo il 29% afferma che i ristoranti belgi presentano effettivamente una vera cucina italiana, mentre il 67% degli intervistati vorrebbe che sulle tavole dei ristoranti italiani del Belgio vi fossero effettivamente prodotti italiani e che in questi ristoranti vi fossero realmente degli chef di scuola gastronomica italiana.

L’idea di un marchio di qualità da assegnare ai ristoranti che rispettino un disciplinare che garantisca autenticità e qualità è visto con grande favore dalla popolazione belga, che così potrà avere uno strumento in più per orientare le proprie scelte gastronomiche e della ristorazione.

Grande entusiasmo hanno mostrato verso il progetto i ministri dell'Agricoltura dei Quindici, per il valore di "modello" che questa esperienza italiana ha assunto, replicabile in qualsiasi altro Paese dove esistono le condizioni culturali, storiche e di prodotto per fare dell’identità un sistema vincente e apprezzato dal mercato.

Insomma, nell’alimentazione non c’è globalizzazione che tenga: il consumatore non rinnega tanto facilmente le proprie tradizioni alimentari per il valore simbolico e “immateriale” che gli attribuisce. Su questo piano, alimentazione e gastronomia sono elementi fondamentali per l’individuazione e il mantenimento dell’identità storica di un popolo. L’Europa, che sta cercando nelle tante diversità una propria identità, ha quindi bisogno del ristorante italiano, come di quello greco, tedesco, francese ecc. che utilizzino prodotti di qualità, in un regime di elevata sicurezza alimentare e con la necessaria trasparenza/riconoscibilità che solo una certificazione può garantire. Altri importanti valori da poter “spendere” sono la valorizzazione delle produzioni agricole di qualità di un Paese d’Europa, attraverso le ricette della tradizione, la storia e la cultura e una risposta ragionevole e politicamente corretta alle istanze antiglobalizzazione attraverso lo sviluppo dell’identità di un popolo.

Durante il suo intervento, il Presidente Sergio Billè ha evidenziato come ''per la prima volta si mette in campo un'arma che ci può fare vincere nella competizione mondiale''. Un'arma per battere ogni forma di concorrenza sleale e di contraffazione: questo e' il marchio di qualita' della ristorazione italiana nel mondo. Billè ha infatti definito la certificazione un ''riconoscimento ufficiale che accredita non il nome italiano di un ristorante all'estero, ma tutto quello che vi e' dietro, ricette, prodotto e stile di vita'', tutti aspetti che, considerando la ''concorrenza sempre piu' agguerrita della Cina, cui pure il ministro dell'economia Giulio Tremonti ha fatto riferimento", diventano fondamentali, perché ''i Cinesi possono copiare un prodotto, ma non la cultura italiana gastronomica e neppure il nostro stile di vita''. E' questo un dato di fatto - ha detto ancora Billè - "sul quale l'Italia dovrebbe riflettere di piu' per ottenere anche dal punto di vista dell'export risultati più soddisfacenti''.

» documento e indagine consegnati