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INTERVENTO PRESIDENTE BILLE'
La cultura italiana, il design, l'altissima
qualità dei prodotti "made in Italy"
continuano a rappresentare una certezza dell'export
del nostro Paese verso gli Stati Uniti, e in questo
paniere la nostra cultura enogastronomica, anche in
forza di importanti flussi migratori dallItalia
verso gli Usa, ha sicuramente il suo posto di rilievo.
Anzi, possiamo tranquillamente affermare
che in questo mondo globalizzato a forte matrice anglofona,
l'unico enclave di italianità che resiste all'estero
è rappresentato proprio dalla nostra cultura
enogastronomica, che riceve oggi importanti riconodcimenti,
persino dai "cugini" francesi!
Tutto ciò è avvenuto al
di fuori di schemi organizzati, senza un disegno preordinato,
con scarsi sostegni pubblici, senza una vera e propria
rete formativa, senza strategie di promozione dedicate.
Il merito di questo successo va, in sostanza, a quegli
imprenditori che hanno saputo realizzarsi con successo
in mercati spesso più competitivi di quello nazionale,
giocando tutto sulla propria professionalità.
Ebbene, nonostante la crisi congiunturale
in atto, la performance del made in Italy in Usa quest'anno
- ci dice l'ICE - non solo è stata in linea con
il calo complessivo dell'import statunitense dal mondo
(-5,7% 02/01), ma in alcuni casi è stata migliore
di quella di alcuni storici concorrenti (come Regno
Unito, Germania, Francia, Giappone). Mentre qualche
punto percentuale è stato perso dai settori abbigliamento
e calzature, registriamo un +26% per i vini o +81% per
le apparecchiature per la verniciatura, ad esempio:
cifre che dicono chiaramente come l'Italia non sia più
per nessuno il "Paese della pizza e del mandolino",
ma una realtà di eccellenza produttiva e creativa
che crea indotti economicamente importanti. Siamo il
decimo Paese fornitore degli USA, ma, come ci indica
l'ICE, possiamo aumentare il livello di penetrazione
in questo Paese, superando quel 2-2,4% cui siamo attestati
da qualche tempo. Dunque, ecco la necessità di
una nuova strada dell'export made in Italy verso gli
Usa: non solo prodotti di lusso, di nicchia e invece
maggiore attenzione ad allargare la base di fruizione,
senza dimenticare i fattori distintivi della qualità
e del design come plus competitivo.
Il nostro progetto del marchio di autenticità
dei ristoranti italiani nel mondo vuole seguire proprio
questa strada di valorizzazione e promozione della cultura
enogastronomica, dei prodotti e del modello culturale
di qualità della vita che nel mondo ha sempre
maggiori estimatori, puntando su una correlazione strettissima
tra enti pubblici e privati per animare un mercato che
è vivo e ricettivo, ma a volte incline a semplificare
in stereotipi non sempre corretti - quindi lesivi dell'immagine
generale - l'Italian style.
In tal modo crediamo sarà anche
possibile aumentare la quota di investimenti italiani
negli Usa (oggi siamo al diciottesimo posto), che sono
in lenta crescita, ma hanno certamente bisogno di stimoli
ulteriori per riuscire almeno ad eguagliare i nostri
più diretti competitors (Gran Bretagna, Francia,
Germania e Giappone).
In tal senso, ci auguriamo anche di riuscire a risolvere
la questione dei salumi italiani che oggi qui in America
non possono essere importati. Con gli altissimi standards
igienico-qualitativi che abbiamo ormai in Italia questa
restrizione operata dalla Food and Drugs Administration,
a mio avviso, è divenuta obsoleta, e rischia
di apparire una barriera più commerciale che
sanitaria.
Va dato atto al Ministero delle Politiche
Agricole e Forestali di aver avuto la sensibilità
e la lungimiranza di raccogliere questa opportunità
e di aver avviato un progetto che fa della cooperazione
e dellintegrazione di vari soggetti pubblici e
privati e dellinnovazione delle formule di intervento,
un presupposto essenziale per la sua realizzazione.
L'Associazione Internazionale Ristoranti
dItalia, fortificata dall'ingresso recente di
Ciao Italia, ORPI e della vostra GRI, con questo progetto
non solo porta a compimento un percorso che dura ormai
da qualche anno, ma inizia un grande impegno di coinvolgimento
e sensibilizzazione dei colleghi ristoratori di tutto
il mondo, di promozione dell'agroalimentare italiano,
di sostegno all'export del nostro Paese attraverso questo
network formidabile che tanto ancora potrà dare
alla crescita dell'immagine del sistema Italia nel mondo.
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SALUTO DEL MINISTRO ALEMANNO
ALLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO DI CERTIFICAZIONE
DEI RISTORANTI ITALIANI NEL MONDO
Da molte generazioni ormai gli italiani
ricoprono ruoli fondamentali nella società americana
e New York è la città simbolo della nostra
presenza negli Stati Uniti che, come anche molti Paesi
europei, guardano allItalia non solo per le sue
grandi tradizioni storiche ed artistiche, ma per quelle
enogastronomiche e culinarie.
Gli imprenditori, i commercianti, i ristoratori
e tutti i rappresentanti di filiera presenti oggi a
questo incontro sono certamente uno degli strumenti
di maggiore diffusione sul territorio americano della
cultura alimentare italiana, un modello gastronomico
vincente che troppo spesso è stata oggetto di
concorrenza sleale.
Il Progetto di Certificazione dei Ristoranti
Italiani nel Mondo, che stiamo portando avanti con lIce
e con la Fipe-Confcommercio, è solo uno dei tasselli
di una strategia complessiva volta alla difesa concreta
della produzione italiana di qualità e si basa
sulla definizione di un marchio che entri nel vissuto
del consumatore nazionale ed internazionale, di un marchio
che abbia un retroterra solido, legato alla cultura
e alle tradizioni del nostro Paese. Oggi siamo finalmente
ad un momento di svolta: ci riappropriamo di un patrimonio
allo stesso tempo economico e culturale. I ristoranti
che decideranno di aderire al progetto di certificazione
saranno sottoposti ad un serio controllo affinché
si possa essere certi della genuinità e della
italianità dei loro menù, entrando così
a far parte di un circuito in grado di far compiere
un salto culturale allofferta dei piatti italiani,
trasformandosi in una vera e propria vetrina della produzione
di qualità. Attraverso la rete dei ristoranti
italiani che decideranno di aderire al marchio di qualità
potremo anche contare su uno strumento di diffusione
capillare dei nostri prodotti migliori. Il progetto
prevede, infatti, linstallazione di appositi punti
internet allinterno dei locali. Sarà possibile,
in sostanza, per i clienti acquistare direttamente i
prodotti appena consumati ed apprezzati nei ristoranti
di tutto il mondo.
Attraverso il commercio elettronico, quindi,
il consumatore potrà ritrovare in qualsiasi momento
le tradizioni enogastronomiche e culinarie tipiche della
cucina italiana.
Non posso non sottolineare limportanza
della scelta di New York per la presentazione di questo
progetto. Questa città rappresenta, infatti,
un simbolo della presenza degli italiani in tutto il
mondo e dobbiamo fare in modo che, dove ci sono italiani
sia presente e forte anche la grande cucina del nostro
Paese.
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RASSEGNA STAMPA
(ANSA) -NEW YORK,
7 NOV
USA: ESAMI A 12.000 RISTORANTI ITALIANI PER CERCARE
I 'VERI'
BILLE' PRESENTA A NEW YORK
MARCHIO CUCINA ITALIANA NEL MONDO
Per i circa 12.000 ristoranti che da una costa all'altra
degli Usa si fregiano del titolo di 'italiani' e' l'ora
degli esami.
Il progetto del marchio di autenticita' per la cucina
italiana nel mondo sbarca in America e si prepara a
smascherare gli usurpatori. O meglio, a premiare i veri
ristoranti italiani con il riconoscimento della loro
genuinita', nell'ambito di un programma varato un mese
fa dal Ministero delle Politiche agricole.
Il presidente della Confcommercio, Sergio Bille', ha
presentato l'offensiva a difesa del made in Italy in
occasione dello sbarco a New York di uno dei prodotti
piu' invidiati della cucina italiana: il tartufo bianco
del Piemonte.
Il lancio della campagna di promozione dei tartufi
e dei vini piemontesi, organizzato dall'Istituto del
commercio estero (Ice) insieme agli enti locali piemontesi,
ha offerto la possibilita' anche di annunciare agli
operatori del settore gastronomico negli Usa il progetto
di un marchio che tuteli ed individui i ristoranti che
all'estero si rifanno alla vera cucina e cultura italiana.
Secondo Edi Sommariva, direttore generale della Fipe
(la federazione dei pubblici esercizi), tra i circa
12.000
ristoranti 'italiani' che esistono negli Usa, solo il
10-15% sono veri, ''gli altri hanno in qualche modo
usurpato l'etichetta e dietro l'insegna 'italian restaurant'
c'e' di tutto, o a volte non c'e' niente''. A partire
dal 2003, negli Usa comincera' un censimento dei ristoranti
italiani, per poi passare alla certificazione di qualita'
tra il 2003 e il 2004.
Il progetto, ha spiegato Bille', permettera' di creare
anche ''un sempre piu' solido legame tra l'Italia e
i suoi ristoratori nel mondo'', promuovendo non solo
i cibi autentici d'Italia, ma anche le tradizioni culinarie
e le 'emozioni' della cultura italiana all'interno dei
ristoranti 'doc'.
IL MESSAGGERO
- Venerdì 8 Novembre 2002
Usa, marchio doc contro le truffe per gli
autentici ristoranti italiani
NEW YORK - Per i circa 12.000 ristoranti che da una
costa all'altra degli Stati Uniti si fregiano del titolo
di «italiani» è l'ora degli esami.
Il progetto del marchio di autenticità per la
cucina italiana nel mondo sbarca in America e si prepara
a smascherare gli usurpatori. O meglio, a premiare i
veri ristoranti italiani con il riconoscimento della
loro genuinità, nell'ambito di un programma varato
un mese fa dal Ministero delle Politiche agricole.
Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè,
ha presentato l'offensiva a difesa del made in Italy
in occasione dello sbarco a New York di uno dei prodotti
più invidiati della cucina italiana: il tartufo
bianco del Piemonte.
Il lancio della campagna di promozione dei tartufi
e dei vini piemontesi, organizzato dall'Istituto del
commercio estero (Ice) insieme agli Enti locali piemontesi,
ha offerto la possibilità anche di annunciare
agli operatori del settore gastronomico negli Usa il
progetto di un marchio che tuteli ed individui i ristoranti
che all'estero si rifanno alla vera cucina e cultura
italiana.
Secondo Edi Sommariva, direttore generale della Fipe
(la federazione dei pubblici esercizi), tra i circa
12.000 ristoranti «italiani» che esistono
negli Usa, solo il 10-15 per cento sono veri, «gli
altri hanno in qualche modo usurpato l'etichetta e dietro
l'insegna italian restaurant" c'è
di tutto, o a volte non c'è niente». A
partire dal 2003, negli Stati Uniti comincerà
un censimento dei ristoranti italiani, per poi passare
alla certificazione di qualità tra il 2003 e
il 2004.
Il progetto, ha spiegato Billè, permetterà
di creare anche «un sempre più solido legame
tra l'Italia e i suoi ristoratori nel mondo»,
promuovendo non solo i cibi autentici d'Italia, ma anche
le tradizioni culinarie e le emozioni" della
cultura italiana all'interno dei ristoranti doc".
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