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Roma 2- 3 - 4 dicembre 2002
Congresso Internazionale dei "Ristoranti d’Italia" nel mondo

COMUNICATO STAMPA

Si è tenuta ieri, 7 novembre 2002, a New York, nell'ambito di un evento organizzato dall'ICE al famoso ristornate "Le Cirque", la presentazione del Progetto: "Marchio di autenticità dei Ristoranti Italiani nel mondo" del Ministero delle Politiche Agricole in collaborazione con l'ARDI (Associazione Internazionale Ristoranti d'Italia) di Fipe- Confcommercio




INTERVENTO PRESIDENTE BILLE'

 

La cultura italiana, il design, l'altissima qualità dei prodotti "made in Italy" continuano a rappresentare una certezza dell'export del nostro Paese verso gli Stati Uniti, e in questo paniere la nostra cultura enogastronomica, anche in forza di importanti flussi migratori dall’Italia verso gli Usa, ha sicuramente il suo posto di rilievo.

Anzi, possiamo tranquillamente affermare che in questo mondo globalizzato a forte matrice anglofona, l'unico enclave di italianità che resiste all'estero è rappresentato proprio dalla nostra cultura enogastronomica, che riceve oggi importanti riconodcimenti, persino dai "cugini" francesi!

Tutto ciò è avvenuto al di fuori di schemi organizzati, senza un disegno preordinato, con scarsi sostegni pubblici, senza una vera e propria rete formativa, senza strategie di promozione dedicate. Il merito di questo successo va, in sostanza, a quegli imprenditori che hanno saputo realizzarsi con successo in mercati spesso più competitivi di quello nazionale, giocando tutto sulla propria professionalità.

Ebbene, nonostante la crisi congiunturale in atto, la performance del made in Italy in Usa quest'anno - ci dice l'ICE - non solo è stata in linea con il calo complessivo dell'import statunitense dal mondo (-5,7% 02/01), ma in alcuni casi è stata migliore di quella di alcuni storici concorrenti (come Regno Unito, Germania, Francia, Giappone). Mentre qualche punto percentuale è stato perso dai settori abbigliamento e calzature, registriamo un +26% per i vini o +81% per le apparecchiature per la verniciatura, ad esempio: cifre che dicono chiaramente come l'Italia non sia più per nessuno il "Paese della pizza e del mandolino", ma una realtà di eccellenza produttiva e creativa che crea indotti economicamente importanti. Siamo il decimo Paese fornitore degli USA, ma, come ci indica l'ICE, possiamo aumentare il livello di penetrazione in questo Paese, superando quel 2-2,4% cui siamo attestati da qualche tempo. Dunque, ecco la necessità di una nuova strada dell'export made in Italy verso gli Usa: non solo prodotti di lusso, di nicchia e invece maggiore attenzione ad allargare la base di fruizione, senza dimenticare i fattori distintivi della qualità e del design come plus competitivo.

Il nostro progetto del marchio di autenticità dei ristoranti italiani nel mondo vuole seguire proprio questa strada di valorizzazione e promozione della cultura enogastronomica, dei prodotti e del modello culturale di qualità della vita che nel mondo ha sempre maggiori estimatori, puntando su una correlazione strettissima tra enti pubblici e privati per animare un mercato che è vivo e ricettivo, ma a volte incline a semplificare in stereotipi non sempre corretti - quindi lesivi dell'immagine generale - l'Italian style.

In tal modo crediamo sarà anche possibile aumentare la quota di investimenti italiani negli Usa (oggi siamo al diciottesimo posto), che sono in lenta crescita, ma hanno certamente bisogno di stimoli ulteriori per riuscire almeno ad eguagliare i nostri più diretti competitors (Gran Bretagna, Francia, Germania e Giappone).
In tal senso, ci auguriamo anche di riuscire a risolvere la questione dei salumi italiani che oggi qui in America non possono essere importati. Con gli altissimi standards igienico-qualitativi che abbiamo ormai in Italia questa restrizione operata dalla Food and Drugs Administration, a mio avviso, è divenuta obsoleta, e rischia di apparire una barriera più commerciale che sanitaria.

Va dato atto al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali di aver avuto la sensibilità e la lungimiranza di raccogliere questa opportunità e di aver avviato un progetto che fa della cooperazione e dell’integrazione di vari soggetti pubblici e privati e dell’innovazione delle formule di intervento, un presupposto essenziale per la sua realizzazione.

L'Associazione Internazionale Ristoranti d’Italia, fortificata dall'ingresso recente di Ciao Italia, ORPI e della vostra GRI, con questo progetto non solo porta a compimento un percorso che dura ormai da qualche anno, ma inizia un grande impegno di coinvolgimento e sensibilizzazione dei colleghi ristoratori di tutto il mondo, di promozione dell'agroalimentare italiano, di sostegno all'export del nostro Paese attraverso questo network formidabile che tanto ancora potrà dare alla crescita dell'immagine del sistema Italia nel mondo”.



SALUTO DEL MINISTRO ALEMANNO
ALLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO DI CERTIFICAZIONE
DEI RISTORANTI ITALIANI NEL MONDO

Da molte generazioni ormai gli italiani ricoprono ruoli fondamentali nella società americana e New York è la città simbolo della nostra presenza negli Stati Uniti che, come anche molti Paesi europei, guardano all’Italia non solo per le sue grandi tradizioni storiche ed artistiche, ma per quelle enogastronomiche e culinarie.

Gli imprenditori, i commercianti, i ristoratori e tutti i rappresentanti di filiera presenti oggi a questo incontro sono certamente uno degli strumenti di maggiore diffusione sul territorio americano della cultura alimentare italiana, un modello gastronomico vincente che troppo spesso è stata oggetto di concorrenza sleale.

Il Progetto di Certificazione dei Ristoranti Italiani nel Mondo, che stiamo portando avanti con l’Ice e con la Fipe-Confcommercio, è solo uno dei tasselli di una strategia complessiva volta alla difesa concreta della produzione italiana di qualità e si basa sulla definizione di un marchio che entri nel vissuto del consumatore nazionale ed internazionale, di un marchio che abbia un retroterra solido, legato alla cultura e alle tradizioni del nostro Paese. Oggi siamo finalmente ad un momento di svolta: ci riappropriamo di un patrimonio allo stesso tempo economico e culturale. I ristoranti che decideranno di aderire al progetto di certificazione saranno sottoposti ad un serio controllo affinché si possa essere certi della genuinità e della italianità dei loro menù, entrando così a far parte di un circuito in grado di far compiere un salto culturale all’offerta dei piatti italiani, trasformandosi in una vera e propria vetrina della produzione di qualità. Attraverso la rete dei ristoranti italiani che decideranno di aderire al marchio di qualità potremo anche contare su uno strumento di diffusione capillare dei nostri prodotti migliori. Il progetto prevede, infatti, l’installazione di appositi punti internet all’interno dei locali. Sarà possibile, in sostanza, per i clienti acquistare direttamente i prodotti appena consumati ed apprezzati nei ristoranti di tutto il mondo.

Attraverso il commercio elettronico, quindi, il consumatore potrà ritrovare in qualsiasi momento le tradizioni enogastronomiche e culinarie tipiche della cucina italiana.

Non posso non sottolineare l’importanza della scelta di New York per la presentazione di questo progetto. Questa città rappresenta, infatti, un simbolo della presenza degli italiani in tutto il mondo e dobbiamo fare in modo che, dove ci sono italiani sia presente e forte anche la grande cucina del nostro Paese.

RASSEGNA STAMPA

(ANSA) -NEW YORK, 7 NOV
USA: ESAMI A 12.000 RISTORANTI ITALIANI PER CERCARE I 'VERI'
BILLE' PRESENTA A NEW YORK
MARCHIO CUCINA ITALIANA NEL MONDO

Per i circa 12.000 ristoranti che da una costa all'altra degli Usa si fregiano del titolo di 'italiani' e' l'ora degli esami.

Il progetto del marchio di autenticita' per la cucina italiana nel mondo sbarca in America e si prepara a smascherare gli usurpatori. O meglio, a premiare i veri ristoranti italiani con il riconoscimento della loro genuinita', nell'ambito di un programma varato un mese fa dal Ministero delle Politiche agricole.

Il presidente della Confcommercio, Sergio Bille', ha presentato l'offensiva a difesa del made in Italy in occasione dello sbarco a New York di uno dei prodotti piu' invidiati della cucina italiana: il tartufo bianco del Piemonte.

Il lancio della campagna di promozione dei tartufi e dei vini piemontesi, organizzato dall'Istituto del commercio estero (Ice) insieme agli enti locali piemontesi, ha offerto la possibilita' anche di annunciare agli operatori del settore gastronomico negli Usa il progetto di un marchio che tuteli ed individui i ristoranti che all'estero si rifanno alla vera cucina e cultura italiana.

Secondo Edi Sommariva, direttore generale della Fipe (la federazione dei pubblici esercizi), tra i circa 12.000
ristoranti 'italiani' che esistono negli Usa, solo il 10-15% sono veri, ''gli altri hanno in qualche modo usurpato l'etichetta e dietro l'insegna 'italian restaurant' c'e' di tutto, o a volte non c'e' niente''. A partire dal 2003, negli Usa comincera' un censimento dei ristoranti italiani, per poi passare alla certificazione di qualita' tra il 2003 e il 2004.

Il progetto, ha spiegato Bille', permettera' di creare anche ''un sempre piu' solido legame tra l'Italia e i suoi ristoratori nel mondo'', promuovendo non solo i cibi autentici d'Italia, ma anche le tradizioni culinarie e le 'emozioni' della cultura italiana all'interno dei ristoranti 'doc'.

IL MESSAGGERO - Venerdì 8 Novembre 2002
Usa, “marchio doc” contro le truffe per gli autentici ristoranti italiani

NEW YORK - Per i circa 12.000 ristoranti che da una costa all'altra degli Stati Uniti si fregiano del titolo di «italiani» è l'ora degli esami.
Il progetto del marchio di autenticità per la cucina italiana nel mondo sbarca in America e si prepara a smascherare gli usurpatori. O meglio, a premiare i veri ristoranti italiani con il riconoscimento della loro genuinità, nell'ambito di un programma varato un mese fa dal Ministero delle Politiche agricole.

Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, ha presentato l'offensiva a difesa del made in Italy in occasione dello sbarco a New York di uno dei prodotti più invidiati della cucina italiana: il tartufo bianco del Piemonte.

Il lancio della campagna di promozione dei tartufi e dei vini piemontesi, organizzato dall'Istituto del commercio estero (Ice) insieme agli Enti locali piemontesi, ha offerto la possibilità anche di annunciare agli operatori del settore gastronomico negli Usa il progetto di un marchio che tuteli ed individui i ristoranti che all'estero si rifanno alla vera cucina e cultura italiana.

Secondo Edi Sommariva, direttore generale della Fipe (la federazione dei pubblici esercizi), tra i circa 12.000 ristoranti «italiani» che esistono negli Usa, solo il 10-15 per cento sono veri, «gli altri hanno in qualche modo usurpato l'etichetta e dietro l'insegna “italian restaurant" c'è di tutto, o a volte non c'è niente». A partire dal 2003, negli Stati Uniti comincerà un censimento dei ristoranti italiani, per poi passare alla certificazione di qualità tra il 2003 e il 2004.

Il progetto, ha spiegato Billè, permetterà di creare anche «un sempre più solido legame tra l'Italia e i suoi ristoratori nel mondo», promuovendo non solo i cibi autentici d'Italia, ma anche le tradizioni culinarie e le “emozioni" della cultura italiana all'interno dei ristoranti “doc".